Il cantiere della nuvola

il

Momenti istintivi come la percezione del pericolo.

Arrivi senza nessuna aspettativa.

Come porte che si aprono nel nostro sonno all’improvviso.

La cura nella notte.

Arriveranno e mi faranno male, l’infermiera vecchia mi sta sul cazzo,

ricorda la cattiva di qualche film visto da bambino.

La stanza e i corridoi sono troppo bianchi.

Arrivata come cibo ai barboni.

Cerco nuova droga fatta di pelle,

e tu sei il nuovo premio Nobel alla dermatologia.

Ho passato una vita al CERN a trovare nuovi modi di far funzionare il cuore.

Ho passato anni in cardiologia.

Quando forse l’amore come per gli etruschi è nel fegato.

Anche gli etruschi non hanno capito un cazzo.

Gli etruschi erano alcolisti.

A Gossolengo bevevano da fare schifo fino a vomitare.

I Piacentini derivano dagli alcolisti ma fanno un formaggio di Cristo.

Inseguiamo la bellezza. Anche dove non c’è per tutti.

Andiamo a vedere le auto incidentate.

I cassonetti abbandonati degli anni novanta nei magazzini dismessi dell’Ama.

I cantieri comunali finanziati pieni zeppi di subappalti.

I parcheggi sconfinati delle metropolitane.

Così possiamo cercare di allontanarci dai sistemi umani.

Torniamo nella natura e smettiamo di non esistere.

Siamo figurine su un album. L’album che non finirà mai.

Padre portami in edicola. All’edicola.

L’edicola del parco. Dopo che mi hai portato alla messa del cazzo.

Volevo dormire io.

E tutti passiamo. E non sappiamo dove finiremo.

Come buste di zucchero nei Supermarket delle stazioni centrali.

In case improbabili, in situazioni improbabili, in luoghi improbabili.

Le feste, il casino, la Rai. Rimbomberà nella credenza, come cazzo dormirò.

Questa vecchia guarda solo la De filippi.

Mi sto facendo una cultura sulle emozioni più basse della società odierna.

I nostri curriculum sono tutti uguali,

e intorno non mi sembra che tutto sia a posto.

Siamo le camere d’albergo di cantanti tossico dipendenti.

Dove nulla è in ordine, tutto è in un posto solo per riflesso di sostanze.

E le sostanze di ogni essere umano sono i concetti.

Siamo dei tossici del cazzo all’eterna ricerca di cose che ci fanno stare bene.

L’eroina è il lavoro, gli obiettivi.

Voglio fare l’astronauta. Il prete. Il presentatore in tv.

Maestra voglio fare l’ingegnere. Che devo fare per fare quello che fa lei?

Siamo sempre rimasti bambini.

I camion dei pompieri. Le Burago. I Lego.

Mamma vado a giocare dal vicino a Nitendo.

Tanto se ti dico Sonic non capisci chi cazzo è.

Felici con quello che ci piace.

Siamo clandestini che dormono nelle parti più profonde di loro stessi.

E stiamo come cattolici in tempi pagani africani.

Allora abbiamo sbagliato qualcosa. Viviamo senza sapere il perché di niente.

Siamo palloncini legati a una staccionata

nelle praterie a sud ovest del Massachusetts

in balia dei venti, sballottati, venti fatti di dubbi, ricordi, e le schegge fanno male,

Libeccio di merda, Libeccio radiattivo,

le piogge acide, il sole ci sgonfierà,

perché siamo fragili, fragili perché

non sappiamo neanche perché il passato è passato così.

Perché. Perché Perché. Sarà sempre e solo una domanda.

La carne è di cristallo.

I ricordi e i pensieri sono specchi che proiettano film muti a colori.

L’anima è brina al sole prima delle 10 di mattina.

Tralascia la rima pensa a salvarti.

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